Proseguendo nella sua opera di tutela del patrimonio
archeologico del territorio, il Nucleo operativo dei Carabinieri Tpa ha recuperato a
CastellArcione, sulla via Tiburtina, numerosi reperti, in prevalenza marmorei,
particolarmente importanti e solo in parte noti alla letteratura archeologica.
Tra il materiale inedito notevoli sono unurnetta cineraria con iscrizione, un
sarcofago di bambino e un ritratto funerario maschile.
Marmo bianco lunense, alt. cm. 29; il naso e il mento sono spezzati;
scheggiature nei padiglioni auricolari, nelle arcate sopraccigliari e nellestremità
inferiore del busto. Di dimensioni a grandezza naturale la testa era destinata ad essere
inserita in una statua funeraria, come dimostra la forma alla base del collo.
Rappresenta un uomo di età matura con lo sguardo leggermente volto in alto. La fronte
ampia è solcata da due rughe ondulate. Sotto le sopracciglia, con arcate quasi taglienti,
gli occhi sono nettamente definiti da ricurve linee di contorno che formano due mandorle e
risultano appesantiti in basso da un lieve rigonfiamento delle palpebre.
Da due insellature fra le sopracciglia ha origine il naso. La bocca, con una piega molto
rilevata agli angoli, ha il labbro superiore sottile e quello inferiore sporgente. I
capelli, resi in modo alquanto sommario, ricadono sulla fronte in ciocche rade, spesse e
ricurve.
Un confronto stringente sembra possibile con i ritratti di Cesare in particolare per il
taglio degli occhi e per la pettinatura, che sembra anticipare lacconciatura dei
ritratti di Augusto tipo Azio. Nel nostro ritratto sembrano prevalenti gli accenti
realistici e il pathos che costituiscono una delle fondamentali tendenze della
ritrattistica tardo- repubblicana.
Anche sulla base dei confronti accennati, sembra possibile datare la scultura nel III
quarto del I sec. a. C.
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