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Notiziario Archeologico
Ricordo di MARIO MORETTI |
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Con
la scomparsa di Mario Moretti (Roma 28-5-1912 - Roma 16-1-2002), l'archeologia italiana ha
perduto uno dei grandi protagonisti del Novecento, colui che più forse di ogni altro ha
promosso in Etruria scavi diretti, non tanto alla scoperta e valorizzazione del singolo
monumento, quanto a risolvere ampie problematiche storiche e archeologiche Nato a Roma nel
1912, visse fino al 1930 ad Ancona, ove il padre Giuseppe era titolare della
Soprintendenza delle antichità delle Marche e dell'Abruzzo, collaborando con lui al
riordinamento del Museo Nazionale di Ancona. Successivamente si trasferì nella capitale
con il padre nominato Soprintendente delle antichità di Roma con sede al Museo delle
Terme. A Roma frequentò la Facoltà di Lettere dove si laureò nel 1936 con Giulio
Quirino Giglioli, discutendo una tesi sul centro di Ancona, che verrà successivamente
pubblicata nella collana "Italia romana: Municipi e Colonie".
Risale a questi anni l'amicizia con altri giovani studiosi che diverranno più tardi tra i
protagonisti dell'archeologia italiana del Novecento, tra cui Massimo Pallottino e Carlo
Pietrangeli. Dal 1936 al 1939 completò gli studi universitari frequentando la Scuola di
Archeologia. Nel 1938 aveva nel frattempo curato l'allestimento della sala dedicata alla
medicina nella Mostra Augustea della Romanità. Sempre in quell'anno, Pietro Romanelli, di
cui era stato allievo prediletto all'Università, lo fece assumere in qualità di
salariato temporaneo alla Direzione degli Scavi di Civitavecchia e Tolfa, per collaborare
con Raniero Mengarelli alla "classifica di materiale e revisione inventari"
finalizzate alla "pubblicazione degli scavi di Caere".
Iniziò così il suo legame con l'antica Cerveteri, affascinante terra di morti, di tombe,
di memorie e di bellezze remote, che si protrasse praticamente fino alla sua dipartita.
Partecipò al conflitto mondiale col grado di tenente a partire dal 1941, finendo
prigioniero in Algeria. Prese parte alla liberazione e alla fine delle operazioni belliche
gli venne conferita la croce di guerra. Finita la guerra, nel 1945 riprese servizio a
Villa Giulia, allora guidata da Gioacchino Mancini, tornando ad occuparsi del territorio
dell'Etruria, con funzioni di Ispettore a Cerveteri, di cui sarà nominato Direttore degli
Scavi a partire dal 1951. Nel frattempo portò a termine uno studio monografico sul
municipio romano di Septempeda, rimasto purtroppo inedito.
Nel corso degli anni
Cinquanta fu fra i protagonisti della crescita della Soprintendenza dell'Etruria
Meridionale, insieme a Maria Santangelo, Goffredo Ricci, Roberto Vighi, Giuseppe Foti e
Umberto Ciotti, e del riordinamento e ampliamento del Museo di Villa Giulia, promossi da
Renato Bartoccini.
La zona di sua competenza oltre che Cerveteri comprende ormai anche Tarquinia, Tolfa, ove
allestì il locale Antiquarium, Allumiere, Bracciano, Blera, S. Giovenale e altri comuni
del Viterbese. Fu proprio a S. Giovenale che iniziò la lunga e fortunata collaborazione
con la Scuola Svedese, proseguita poi nel centro di Acquarossa, che vide protagonisti sul
campo lo stesso Re Gustavo e C. E. Ostenberg. A partire dal 1957 prese il posto di Roberto
Vighi, occupandosi in particolare della nuova sistemazione dell'ala destra del museo di
Villa Giulia.
Iniziarono in questi stessi anni, con il supporto tecnologico della Fondazione Lerici, le
campagne di scavo da lui organizzate e dirette che portarono a straordinarie scoperte sia
nelle necropoli di Cerveteri sia in quella delle tombe dipinte dei Monterozzi a Tarquinia,
in cui furono anche avviate, sul pianoro della Civita, prospezioni archeologiche
fondamentali per la conoscenza del centro urbano. a Tuscania tra i sarcofagi dei Curunas
Nel 1961 subentrò a Renato Bartoccini nella carica di Soprintendente. Sotto la sua guida
la Soprintendenza dell'Etruria Meridionale attivò una politica di tutela e valorizzazione
del territorio, allora considerata rivoluzionaria, basata sul decentramento, con la
creazione di un sistema museale "satellite" affiancato al museo di Villa Giulia.
Furono così istituiti, tra il 1965 e il 1977, i Musei di Cerveteri, Civitavecchia, Vulci,
Civita Castellana e Pyrgi, e gli antiquaria di Barbarano, Trevignano, Tuscania e Ischia di
Castro. Contemporaneamente furono ampiamente rinnovati il Museo di Tarquinia e il Museo
Civico di Viterbo. Nel 1975, sotto il suo impulso, fu completato il percorso espositivo
del Museo di Villa Giulia, arricchito con le nuove sezioni di Vulci e di Pyrgi, i bronzi e
gli ori della Collezione Castellani e la Raccolta Pesciotti, acquisita all'inizio degli
anni Settanta.
Sotto la direzione di Moretti la Soprintendenza procedette anche ad un lavoro di
ampliamento e riorganizzazione per rendere maggiormente fruibili al pubblico le aree
archeologiche, prima fra tutte quella della Banditaccia a Cerveteri raddoppiata con i
nuovi scavi, e quelle di Tarquinia, Vulci, Bolsena, Acquarossa, Tuscania, Orte, Lucus
Feroniae, la Villa dei Volusii e altre ancora.
Negli anni Sessanta e Settanta,
particolarmente proficui per lo sviluppo della Soprintendenza, pose le basi per la
soluzione dell'ampliamento del Museo di Villa Giulia, avviando il lunghissimo processo di
acquisizione della contigua Villa Poniatowski, e per la creazione del Museo di Lucus
Feroniae, per la Rocca Albornoz di Viterbo e per il Museo di Tuscania, centro etrusco in
cui profuse un particolare impegno per la ricostruzione, dopo il terribile terremoto del
1971. Fu amico fraterno di Massimo Pallottino, con il quale avviò gli scavi di Pyrgi, che
portarono alla scoperta dell'altorilievo mitologico del Tempio A (1957-63) e al
rinvenimento, nel 1964, delle tre celebri lamine d'oro, due in lingua etrusca, la terza in
punico. Dopo il suo collocamento a riposo, avvenuto nel 1977, si dedicò soprattutto alla
direzione del Museo Civico di Viterbo e del Museo Archeologico di Sanseverino, a lui
particolarmente caro, perché intitolato al padre.
Negli ultimi anni della sua vita profuse tutte le sue ultime energie nel tentativo di
portare a termine la pubblicazione degli scavi della Banditaccia a Cerveteri, iniziata
già negli anni Cinquanta e sempre rinviata, senza purtroppo riuscire nell'intento.
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